martedì 21 febbraio 2012

Sonetto XCIV

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
che tu risvegli la furia del pallido e del freddo,
da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso nè i tuoi passi,
non voglio che muoia la mia eredità di gioia,
non bussare al mio petto, sono assente.
Vivi nella mia assenza come in una casa.

E' una casa sì grande l'assenza
che entrerai in essa attraverso i muri
e appenderai i quadri nell'aria.

E' una casa sì trasparente l'assenza
che senza vita io ti vedrò vivere
e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.

Pablo Neruda

venerdì 17 febbraio 2012

Lentamente muore

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso ,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli
sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità

Martha Medeiros

domenica 8 gennaio 2012

Uso del tempo libero

Dobbiamo fare un uso migliore possibile del tempo libero.

Mohandas Karamchand Gandhi detto il Mahatma

lunedì 2 gennaio 2012

Donne in rinascita

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita. No, finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita. Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane. Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così". E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua. In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo e ne hai buttata talmente tanta di anima che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata. Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi. E hai pianto. Dio quanto piangete! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato, hai parlato. Quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. "Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?" Se lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E' qui; da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così scomposta in mille coriandoli che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa. Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente. Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.

E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli. Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto. Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse". Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa. È la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti...

Jack Folla

Amicizia

Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci.
Elbert Hubbard

domenica 1 gennaio 2012

Fight club/3

Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con 500 canali, il nome di un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra.


Tyler Durden

Auguri

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Azionario o dello Spread, né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di armi, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

Robert F. Kennedy

venerdì 30 dicembre 2011

Cambiamento

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

Mohandas Karamchand Gandhi detto Mahatma

mercoledì 28 dicembre 2011

Crisi

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perchè la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito.
E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein

giovedì 20 ottobre 2011

Precarietà

Studiate. Anche se nella vita è meglio furbi che colti. Anzi: proprio per questo. Per non arrendersi a chi vi vorrebbe più furbi che colti. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Non rassegnatevi. A chi vi vorrebbe opportunisti e docili. E senza sogni. Studiate. Meglio precari oggi che servi per sempre.

Ilvo Diamanti

lunedì 17 ottobre 2011

Steve Jobs - discorso per il conferimento della laurea honoris causa

Sono onorato di trovarmi qui oggi insieme a voi per la cerimonia di consegna dei diplomi di laurea in una delle più prestigiose università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dire il vero non sono mai stato vicino al diploma di laurea come in questo momento. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui. Niente di eccezionale. Solo tre storie personali.

La prima storia parla di come magicamente si compongono le tessere di un mosaico. Abbandonai il Reed College dopo sei mesi, ma continuai a frequentare l'università più o meno per altri 18 mesi. Ma allora perché avevo deciso di abbandonare gli studi? Tutto cominciò ancor prima che nascessi. Mia madre biologica era una ragazza madre laureata e decise di darmi in adozione. Era comunque decisa a fare in modo che venissi adottato da persone laureate e prese accordi affinché alla nascita mi adottassero un avvocato e sua moglie. Ma quando feci capolino su questa terra i miei potenziali genitori adottivi cambiarono idea e decisero che volevano una femminuccia. E così i miei genitori, che erano in lista d'attesa, ricevettero una telefonata nel cuore della notte: "C'è un neonato disponibile di sesso maschile, lo volete?". E loro risposero: "Certamente".
Quando la mia madre biologica venne a sapere che mia madre non si era mai laureata e che mio padre non aveva nemmeno finito la scuola superiore, si rifiutò di firmare i documenti per l'adozione e cedette solo qualche mese dopo quando i miei genitori le promisero che un giorno avrei frequentato l'università. E 17 anni dopo mi sono iscritto all'università.
Ma, ingenuamente, scelsi un'università che costava quasi quanto Stanford, tanto da prosciugare in tasse universitarie tutti i risparmi dei miei genitori che erano lavoratori di condizione modesta. Dopo sei mesi capii che non ne valeva la pena. Non avevo la più pallida idea di cosa avrei voluto fare nella vita e quindi non sapevo in che modo una laurea avrebbe potuto essermi di aiuto. E poi stavo dilapidando tutto il denaro messo da parte dei miei genitori in una vita di lavoro. Decisi così di abbandonare gli studi nella convinzione che comunque sarebbe andato tutto bene. All'epoca ebbi un po' di paura, ma a ripensarci è stata una delle decisioni migliori della mia vita. Nel momento stesso in cui decisi di abbandonare gli studi mi trovai in una condizione di assoluta libertà: non dovevo frequentare i corsi che non mi interessavano e potevo fare capolino nelle aule dove si tenevano lezioni che mi sembravano interessanti.

Il corso di calligrafia che cambia la vita - Non fu tutto così romantico. Non avevo più una mia stanza e così fui costretto a dormire per terra nelle stanze dei miei amici. Per comprare qualcosa da mangiare raccoglievo le bottiglie vuote di Coca Cola e le restituivo al deposito dove mi davano 5 centesimi per ogni vuoto e ogni domenica sera attraversavo a piedi la città per andare a consumare un pasto decente a sette miglia di distanza, nel tempio degli Hare Krishna.
Quella vita mi piaceva. Tutto ciò che imparai seguendo la curiosità e l'intuito si rivelò prezioso nella mia vita. Vi basti un esempio: all'epoca il Reed College offriva il miglior corso di calligrafia del Paese. Nel campus manifesti, avvisi, cartelloni erano scritti a mano con una calligrafia meravigliosa. Grazie al fatto che mi ero ritirato e non dovevo seguire un preciso piano di studi, decisi di seguire le lezioni di calligrafia per imparare a scrivere in quel modo. Imparai cosa era un carattere tracciato con grazia e uno sgraziato, imparai a variare la distanza tra i gruppi di lettere e capii cosa trasformava un lavoro tipografico in arte. Era una cosa bellissima, storica, artisticamente raffinata, di una raffinatezza che la scienza non riesce ad afferrare e trovai quel corso affascinante.
A quei tempi non pensavo che queste cose potessero avere una qualche utilità pratica nella mia vita. Ma dieci anni dopo, quando eravamo impegnati nella progettazione del primo computer Macintosh, mi resi conto che nella vita tutto serve.E tutte quelle cose che avevamo imparato finirono nella progettazione del Mac. È stato il primo computer con caratteri graficamente molto belli.
Se non avessi mai seguito quel corso all'università il Mac non avrebbe avuto tutti quei caratteri così belli e distanziati in maniera proporzionata. E dal momento che Windows ha copiato Mac, possiamo dire che queste caratteristiche grafiche non le avrebbe avute nessun pc.
Se non avessi deciso di abbandonare gli studi non avrei mai frequentato il corso di calligrafia e i computer oggi non avrebbero le stupende caratteristiche grafiche che hanno. Ovviamente quando ero all'università era impossibile capire come si sarebbero disposte in futuro le tessere del mosaico. Ma tutto mi apparve chiarissimo dieci anni dopo quando ripensai a quell'esperienza al college.
Il modo in cui si dispongono le tessere dando forma al mosaico della nostra esistenza non si può prevedere, si può capire solo a posteriori. Bisogna avere fiducia, credere che in futuro ogni tessera andrà al suo posto. Bisogna credere in qualcosa - il proprio coraggio, il destino, la vita, il karma, qualunque cosa. È un atteggiamento che mi ha sempre accompagnato e che è stato decisivo nella mia vita.

La seconda storia riguarda l'amore e la perdita. Sono stato fortunato - ho trovato ciò che ho amato quando ero molto giovane. Io e Woz creammo Apple nel garage dei miei quando avevo 20 anni. Lavorammo sodo e nel giro di dieci anni Apple divenne un'azienda da 2 miliardi di dollari con oltre 4000 dipendenti. Avevamomessosulmercatolanostrapiù importante creazione - il Macintosh - un anno prima. Avevo appena compiuto 30 anni. Proprio quell'anno fui licenziato. Come si può essere licenziati da una azienda che hai fondato? Semplice: quando Apple cominciò a crescere assunsi una persona che, a mio giudizio, aveva tutte le capacità per gestire l'azienda insieme a me e per un anno circa le cose andarono bene. Poi cominciammo ad avere idee divergenti sul futuro e si creò una situazione insostenibile. Il consiglio di amministrazione si schierò dalla sua parte. Così, a 30 anni, fui messo alla porta. E in maniera molto plateale. Tutto quello che contava nella mia vita era scomparso. Fu un'esperienza tremenda.
Per qualche mese non seppi cosa fare. Mi sentivo come uno che ha tradito la propria generazione di imprenditori, uno che in questa staffetta aveva lasciato cadere a terra il testimone ricevuto da altri. Vidi David Packard e Bob Noyce e mi scusai per quello che avevo combinato. Il mio fallimento era sotto gli occhi di tutti e pensai persino di cambiare aria, di andarmene da Silicon Valley.
 
Ma lentamente un pensiero cominciò a farsi strada dentro di me - amavo ancora il mio lavoro. Quello che era successo alla Apple non aveva modificato questa realtà. Ero stato respinto, ma ero ancora innamorato.E così decisi di ricominciare. Allora non ero in grado di capirlo, ma essere stato licenziato dalla Apple fu la cosa migliore che potesse capitarmi. Alla pesantezza del successo subentrò la leggerezza di essere nuovamente un principiante, uno che non ha certezze. Grazie a questo iniziò per me uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni che seguirono fondai una società chiamata Next, un'altra azienda di nome Pixar e mi innamorai di una donna straordinaria che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film d'animazione interamente realizzato al computer, Toy Story, e oggi è leader mondiale nel settore del cinema di animazione. In maniera persino sorprendente la Apple acquistò la Next. Io tornai alla Apple, la tecnologia sviluppata alla Next è il cuore dell'attuale rinascimento della Apple. E Laurene ed io abbiamo una famiglia meravigliosa.
 
Non accontentarsi e cercare - Sono certo che nulla di tutto questo sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. È stata una medicina dal sapore amaro, ma credo che il paziente ne avesse bisogno. Talvolta la vita ti colpisce con una bastonata. Non scoraggiatevi. Sono convinto che la forza di andare avanti mi è venuta dal fatto che amavo quello che facevo. Dovete scoprire cosa amate. E questo vale per il lavoro e per la vita personale.
Il lavoro occuperà gran parte della vostra vita e per essere veramente soddisfatti dovete fare qualcosa di veramente buono. E per fare qualcosa di veramente buono dovete amare quello che fate. Se non l'avete ancora trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi.Come capita sempre nelle   faccende di cuore, quando avrete trovato ciò che amate ve ne accorgerete immediatamente. E come capita nei rapporti profondi, le cose col passare degli anni non fanno che migliorare. Quindi continuate a cercare finché non troverete quello che cercate. Non accontentatevi.

La terza storia riguarda la morte. A 17 anni mi capitò di leggere una frase che diceva più o meno: "Se vivrete ogni giorno come se fosse l'ultimo , un giorno sicuramente avrete avuto ragione". Questa frase mi colpì e da allora, negli ultimi 33 anni, ogni mattina mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che mi accingo a fare?". E quando la risposta è stata "no" per troppi giorni di seguito, ho sempre capito che dovevo cambiare qualcosa.
Ricordare che presto morirò è stato lo strumento che più di ogni altro mi ha aiutato a fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - le aspettative, l'orgoglio, la paura di fallire - scompare rispetto alla morte lasciando solo ciò che veramente conta. Ricordare che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare la trappola di pensare che abbiamo qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione di non seguire il proprio cuore.
 
La diagnosi del tumore - Circa un anno fa mi hanno diagnosticato un tumore. Alle 7.30 del mattino mi hanno fatto una Tac che ha chiaramente evidenziato un tumore al pancreas. Non sapevo nemmeno cosa fosse il pancreas. I medici mi dissero che si trattava di un tipo di tumore generalmente incurabile e che mi restavano dai tre ai sei mesi di vita. Il mio medico mi consigliò di tornare a casa e di sistemare tutte le mie cose. Che è il modo in cui i medici ti dicono che devi prepararti a morire.In poche parole significa dire ai propri figli in pochi mesi tutto quello che pensavi di poter dire loro nei dieci anni seguenti. Significa lasciare le cose in modo da non creare problemi alla tua famiglia. Significa dire addio a un po' di gente.
Quella diagnosi mi ha accompagnato tutti i giorni. Quello stesso giorno, verso sera, mi fecero una biopsia. Mi infilarono un endoscopio in gola, giù fino allo stomaco e all'intestino e con un ago prelevarono alcune cellule tumorali dal pancreas.Io ero sotto anestesia, ma mia moglie mi disse che quando guardarono le cellule al microscopio i medici scoppiarono a piangere perché si trattava di una forma rarissima di cancro che si poteva curare con un intervento chirurgico. Mi hanno operato e ora sto bene.
Non sono mai andato più vicino alla morte e spero che non mi capiti di nuovo almeno per qualche decina di anni. Proprio perché sono sopravvissuto a questa esperienza credo di potervi dire quello che sto per dirvi con maggiore convinzione di quella che avevo quando la morte era un concetto puramente astratto: nessuno vuole morire. Nemmeno quelli che desiderano andare in paradiso vogliono morire.
Eppure la morte è la nostra comune destinazione, nessuno è mai sfuggito. Ed è così che deve essere perché la Morte è la più geniale invenzione della Vita. È il fattore di cambiamento della Vita.Spazza via il vecchio per far posto al nuovo.Ora il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano poco alla volta diventerete il vecchio e verrete spazzati via. Mi dispiace di essere così drammatico, ma è la verità.

La via giusta nel cuore e nell’intuito - Il tempo che vi è dato è limitato; non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Cercate di non finire prigionieri del dogmatismo, che equivale a vivere in base ai principi di altri. Non permettete che il rumore delle opinioni altrui soffochi la voce che sale dal vostro Io. E ciò che più conta: abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito che già sanno, in una certa misura, cosa volete diventare davvero. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane c'era una straordinaria pubblicazione, TheWholeEarth Catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. L'aveva creata, con un tocco di personale poesia e non lontano da qui, a Menlo Park, un certo Steward Brand. Eravamo sul finire degli anni Sessanta, prima dei personal computer. Allora si faceva tutto con le macchine per scrivere, le forbici e le Polaroid. Era una specie di Google su carta stampata, 35 anni prima che Google facesse la sua comparsa: una pubblicazione idealistica che forniva strumenti di grande precisione e nozioni fantastiche. Stewart e i suoi pubblicarono diversi numeri. Poi, quando capirono che il ciclo era terminato, fecero uscire un ultimo numero. Eravamo verso la metà degli anni Settanta e avevo la vostra età. Sul retro della rivista c'era la foto di una strada di campagna alle prime luci dell'alba, il tipo di strada che potreste vedere anche voi se foste così avventurosi da alzarvi presto per fare l'autostop. Sotto la foto la didascalia diceva: "Continuate ad aver fame. Continuate ad essere folli". Era il loro messaggio di addio. Continuate ad aver fame. Continuate a essere folli. È un augurio che ho sempre fatto a me stesso. Ed è lo stesso augurio che faccio a voi nel giorno della laurea.

lunedì 10 ottobre 2011

This is your life.

This is your LIFE.
Do what you love
and DO IT OFTEN.
If you don't like something,
CHANGE IT.
If you don't like your job,
QUIT IT.
If you don't have enough time, STOP WATCHING TV.
If you are looking for the love of your life, STOP;
They will be waiting for you when you start doing things you love.
STOP OVER ANALYZING,
All emotions are beautiful
when you eat, APPRECIATE, every last bite.
LIFE IS SIMPLE.
Open your mind, arms, and heart to new things, and people, WE ARE UNITED IN OUR DIFFERENCES.
Ask the next person you see, what their passion is, and share your inspiring dream with them.
TRAVEL OFTEN; GETTING LOST WILL HELP YOU FIND YOURSELF.
Some opportunities only come once, seize them.
LIFE IS ABOUT PEOPLE YOU MEET, and the things you create with them.
SO GO OUT AND START CREATING.
Life is short.
LIVE YOUR DREAM and SHARE YOUR PASSION.


http://miss-swiss.com/2011/03/life-love/

domenica 2 ottobre 2011

Il cuore che ride

La tua vita è la tua vita
non lasciare che le batoste la sbattano
nella cantina dell'arrendevolezza.
Stai in guardia
ci sono delle uscite
da qualche parte c'è luce.
Forse non sarà una gran luce
ma vince sulle tenebre.
Stai in guardia
gli dei ti offriranno delle occasioni
riconoscile, afferale.
Non puoi sconfiggere la morte
ma puoi sconfiggere la morte in vita
qualche volta.
E più impari a farlo di frequente
più luce ci sarà.
La tua vita è la tua vita
sappilo finchè ce l'hai
Tu sei meraviglioso
gli Dei aspettano di compiacersi in te.

Charles Bukowski

giovedì 22 settembre 2011

Ogni persona cammini libera su questa terra..

La superficie della terra è la nostra proprietà comune, nessuno di noi ha maggiore "diritto" di occuparla rispetto a qualsiasi altro membro della specie umana. E così, in ultima analisi, nel momento in cui i limiti della dispersione si faranno sentire, non ci sarà altra soluzione che vivere insieme e sopportarci a vicenda.

Zygmunt Bauman

lunedì 19 settembre 2011

Se mi chiamassi.. - Salinas

Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi. 
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l'azzurro dell'oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
ed un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi! 
E ancora attendo la tua voce:
giù per i telescopi,
dalla stella,
attraverso specchi e gallerie
ed anni bisestili può venire. 
Non so da dove.
Dal prodigio, sempre.
Perché se tu mi chiami
- se mi chiamassi, sì, se mi chiamassi -
sarà da un miracolo,
ignoto, senza vederlo. 
Mai dalle labbra che ti bacio,
mai dalla voce che dice: 
"Non te ne andare". 

Pedro Salinas